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Puntata numero 74: @thelawrencearms #noreasonmag

Se il 2020 non avesse portato con sé tutte le sorprese che non avremmo potuto preventivare tante cose sarebbero passate inosservate; altre invece sarebbero state celebrate con molte più fanfare. Sicuramente, però, molti degli equilibri che conoscevamo si sono almeno un po' rotti e uno di questi può ben essere anche il modo in cui ci avviciniamo alla nuova musica.

Mi sono chiesta spesso cosa ce ne possiamo fare di un disco nuovo, magari anche molto bello, adesso che abbiamo un solo modo di fruire della musica, o quantomeno che non possiamo vederla dal vivo. Ed è davvero tanto strano non sentirli dal vivo, i dischi nuovi, davvero molto bizzarro sapere che in una situazione normale avresti la possibilità di farlo, lavoro-ferie-soldi-e-varie permettendo.

Ci ho pensato spesso per esempio in questi giorni, che siamo al primo half birthday di "Skeleton Coast”, l'ultimo disco dei Lawrence Arms. Era un disco tanto atteso, pimpato peraltro da un bel podcast per fanatici in cui Brendan Kelly ha ripercorso passo passo la storia della band fino ad arrivare a questo momento, e che sicuramente sarebbe stato supportato da un tour o due, che come in tanti altri casi di dischi nuovi (e magari anche molto belli) non si sono potuti fare. E così mi viene in mente una cosa che disse un caro amico, una volta. Quello che ti dà la musica è il rapporto che hai tu con la musica, quello che ci gira attorno è tutto un gran contorno. In via definitiva conta quello che la musica fa per te: non smettiamo di lasciarglielo fare, passato, futuro e tutto il resto.
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Puntata numero 69: @ilikealliehc #noreasonmag

Gli I Like Allie fanno parte della famiglia estesa dell'emo - pop-punk italiano. Sono in quattro, nascono dal progetto solista del milanese Renato Treves e in questi anni hanno girato qua e là per portare in giro principalmente il loro EP "The Wounds You Leave", che è uscito ormai troppi anni fa sulla statunitense Paper + Plastick. Adesso che come tutti si sono dovuti fermare, come tanti non si sono fermati: Renato ha suonato qualche pezzo al Worst Raduno Ever e qualcun altro anche da casa per "The Fest at Home" - visto che al @thefestfl quest'anno avrebbero dovuto suonarci, gli I Like Allie -; ha poi collaborato a una versione alternativa della loro "Forever Gone" con l'altra band del chitarrista Luca, i Cold Hands Warm Hearts.

Agli I Like Allie manca un sacco suonare, e manca anche vederli i concerti, così come mancano un po' a tutti le facce di quella famiglia estesa e gli appuntamenti ricorrenti con cui eravamo soliti far passare del tempo durante l'anno. Parte di quegli appuntamenti loro li hanno recuperati quando hanno potuto tra sala prove del martedì - da cui prendeva il nome l'EP del 2017, The Tuesday Sessions - e studio di registrazione, dove nonostante la mancanza di date sono riusciti a sentirsi uniti e a completare alcuni nuovi pezzi che speriamo di sentire nei prossimi mesi. Nel frattempo se non li seguivate, "seguivateli", e dai che l'inverno poi passa in fretta.
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Puntata numero 68: @sincereengineer

Guardando il video di "Dragged across the finish line" dei Sincere Engineer c'è un po' tutto di come ci stiamo sentendo in questo 2020, no? In un gran pasticcio, in corsa contro non sappiamo cosa, lasciati un po' indietro, in competizione ma comunque isolati. Delle volte sembriamo incapaci di vedere cosa c'è dentro quel contenitore di spazzatura in cui ci nascondiamo forse anche non metaforicamente e non cerchiamo necessariamente di vincere, quanto almeno di orientarci e finire.

Anche il video di "Trust Me", il primo pezzo che li ha portati da @redscareindustries in casa @hopelessrecords, fa pensare. Personalmente, penso al fatto che non ho mai imparato ad andare in bicicletta senza mani, e forse in questo caso è una metafora al contrario, ma soprattutto fa venire in mente che delle volte può volerci davvero poco per risollevarsi il morale: un giro in bicicletta, una pizza, una parola, o semplicemente buttare fuori quello che abbiamo dentro.

I Sincere Engineer sono un po' quella band lì: una ventata di freschezza che un po' sa bene dove sta, e un po' apre gli occhi, con cose che già conosciamo ma un cipiglio che forse mancava. Con #noreasonbooking speriamo di portarli non appena sarà possibile ma nel frattempo aspettiamo il loro secondo disco riascoltando il loro primo, che è stato uno dei migliori esordi della scena negli ultimi anni e che anticipa sicuramente un bel botto.

#noreasonmag #noreason #noreasonrecords #noreasonbooking #musicmag #musiceditorial #sincereengineer #trustme #rhombhitian #redscare #hopelessrecords
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Puntata numero 65: @kalimasiband

In questi mesi ci siamo abituati a non fare troppi piani a lungo termine, a ridimensionare le aspettative e a impiegare il tempo come meglio possiamo fare. Ogni tanto, però, ci piace osare: così pensiamo un po' più in là, e voliamo con un po' di leggerezza e ottimismo verso le cose che ci auguriamo possano tornare ad accadere.

Una di queste cose, tra sei mesi esatti sei, sarebbe (sarà?!) il primo concerto in Italia dei Kali Masi, una band di Chicago che NoReason voleva portare da tempo. Si parla di una band piuttosto giovane, che negli ultimi anni ha portato in giro il suo carattere "spigoloso" del Midwest: con tutte le cose che ci piacciono del Midwest, e quindi voci roche, spazi punk-rock ma anche belle andature e stili diversi. Si potrebbe dire che sono una band per fan di @smokeorfireofficial e @beachslang – che del Midwest non sono – ma con cui condividono le aperture e le delicate complessità.

Come tante band, nel 2020 non hanno avuto modo di farsi vedere troppo in giro, e così lo scorso maggio hanno buttato fuori una raccolta di demo, cover e roba varia, ma in giro si trova anche un loro bel live su Audiotree. Noi ci contiamo davvero sul concerto del prossimo 29 aprile, e facciamo incominciare un cauto ma necessario conto alla rovescia. Nel frattempo, ce li ascoltiamo come se fossero già sul palco.

Photo Credit: Michelle Johnson

#noreasonmag #noreason #noreasonrecords #noreasonbooking #musicmag #musiceditorial #kalimasi #windinstrument #squarepegs #vinylrecords #takethistoheartrecords
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Puntata numero 64: Beastie Boys

Correva l’anno 1995 e a New York stavano succedendo un sacco di cose, in un contesto in cui le cose potevano succedere perché c’era entusiasmo e ce n’era la possibilità. E probabilmente tante cose che ora sappiamo sono state di rottura non si era ancora capito che erano state una rottura – a New York come in altri posti. In quella città c’erano però tre ragazzi bianchi che provavano a fare cose che uscivano dagli schemi, ed erano cose a cavallo tra il rap, il funk, e l'hip hop, in maniera laterale anche il rock e l’hardcore: quella cosa unica che avevano saputo creare i Beastie Boys era una cosa di rottura, appunto, uno stile che li rese tra gli artisti più iconici degli anni Ottanta e anni Novanta.

Erano già forti e famosi, Horovitz, Diamond e Yauch, nel 1995. E venticinque anni dopo è stato ripubblicato un EP di 8 canzoni che si stacca un bel po' da come li avevamo conosciuti sulle pagine delle riviste musicali e nei video di MTV. Si parla di un EP di 11 minuti tra rap e punk-hardcore, uscito in anni dove a New York l'hardcore era un'altra bella istituzione. Si chiama “Aglio e olio”, come uno dei piatti italiani più semplici: forse perché doveva essere una cosa senza sbattimenti, senza pretese e senza filtri. Adesso è il 2020 e i Beastie Boys sono più celebrati che mai, grazie anche a un documentario diretto da un altro artista che di storie pazzesche ne ha raccontate: Spike Jonze.

Come si legge in un bell'articolo uscito su The Vision, c'è un prima e un dopo i Beastie Boys nella street culture, e sappiamo bene che di loro non ci dobbiamo ricordare solo di Sabotage o Fight for your right. Sono stati precursori, innovatori e molto di più. Alla prossima aglio-e-olio: ci si metterà più o meno tempo a mangiare un piatto di spaghetti o ad ascoltare l'EP?

#noreasonmag #noreason #noreasonrecords #noreasonbooking #musicmag #musiceditorial #beastieboys #aglioeolio #newyork
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Puntata numero 63: @laurajanegrace

Devo ammettere che nell'ultimo paio d'anni l'ho seguita più su Twitter che musicalmente parlando, e non ho mai nemmeno approfondito il progetto con i Devouring Mothers, ma credo che Laura Jane Grace resti stabilmente sui gradini più alti delle artiste che ci hanno influenzati, perché ci hanno messo di fronte a cose che probabilmente non avremmo contemplato e ci hanno portati a riflettere. Cose che ci hanno insegnato altre cose, figlie del loro tempo, che ci hanno cambiati.

Quando ascolto la sua voce mi emoziono sempre un casino, perché è come vivere attraverso lei quello che ha vissuto, sia con la sua band, sia come persona. L'anarchismo, il girovagare, la ricerca del successo, la transition.

Ogni tanto esce con gli amici, questo argomento: che negli Stati Uniti tante band che ascoltiamo sono davvero nate e cresciute nel disagio, e il disagio che le ha fatte nascere e crescere è serio, complesso e sinceramente molto lontano dalla maggior parte delle esperienze di molti di noi – per enne motivi. Ma saperlo veicolare e farlo entrare "under the skin" delle persone è un talento presioso, come probabilmente è anche una dannazione.

Comunque nulla, con "Stay Alive" Laura Jane Grace mette un altro mattoncino nella sua carriera (e vita?) da outsider. Il suo è ancora un random heart in cruel, cruel world; un harsh, harsh realm.

#noreasonmag #noreason #noreasonrecords #noreasonbooking #musicmag #musiceditorial #laurajanegrace #stayalive #againstme
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Puntata numero 62: #rufio

Ultimamente siamo stati parecchio nostalgici. Per fortuna c'è tanta roba squisita che sta uscendo, ma serve un attimo per ascoltarla tutta e interiorizzarla. Così ogni tanto torna più comodo andare a capire qualcosa in più su quello che è cambiato o ci ha cambiati. E per esempio ripensare, come abbiamo già fatto nelle ultime settimane, all'anno duemila: quello da cui appunto iniziarono a cambiare un po' di cose per alcuni di noi.

Il duemila è l'anno, tra le altre cose, in cui si formarono i Rufio ("Ru-fi-o, Ru-fi-o, Ru – fi – oooo!").

Nella copertina c'è il loro disco d'esordio, quello più famoso, che si chiama "Perhaps, I suppose", un "forse, credo" che chissà cosa voleva dire, per i Rufio, nel duemila-duemilauno – quando poi uscì. Per noi voleva dire: prendi i @newfoundglory e mettici più velocità, qualche virtuosismo e le ballate giuste al punto giusto; un pezzo mega galoppante in apertura e uno altrettanto forte a chiudere la cosa, con in mezzo una serie di brani che furono subito iconici ("Still", "Dipshit") e una serie di altre cose che prendevano sì da @thegetupkids e @savestheday, ma lo facevano in un modo che allora era ancora nuovo ("She Cries", "Tears" – era pur sempre il periodo dell'emo).

Rispetto a oggi, eravamo più disposti a digerire brani così complessi e lunghi – per il genere, si intende – e, certo, ora annoiano un pochino. O forse è solo che in vent'anni il nostro attention span si è ridotto così tanto che abbiamo sempre più spesso bisogno di passare oltre – come in uno zapping infinito – e farci inondare di un altro tipo di informazioni. Anche voi credete, forse?

#noreasonmag #noreason #noreasonrecords #noreasonbooking #musicmag #musiceditorial #rufio #perhapsisuppose
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Puntata numero 61: @themangesofficial

Che anno strano, il 2020. Fa anche strano che a settembre, un mese che già di suo è quantomeno bizzarro, esca un bel dischino tra l'estivo e il molto mesto – con notevoli punte di disincanto ma anche una sana tendenza a tornare su quello che alla fine ci fa stare bene. Quel disco è "Punk Rock Addio" e l'hanno scritto e suonato i Manges.

Avevamo già sentito un paio di pezzi, da questo disco, prima del 25 settembre. C'era "Endless Detention", uscito sullo speciale 7" pubblicato in occasione del #worstradunoever – il festival con distanziamento sociale che ha rimpiazzato in maniera un po' sghemba l'assenza del nostro amato @punkrockraduno – e "Next to Zero", di cui tra le altre cose è uscito un video doppiamente mesto, di sti tempi, perché girato in uno dei posti del cuore del punk rock – vuoto come i nostri cuoricini senza concerti. E c'era anticipazione, no?, che alla fine si trattava delle prime cose nuove che la band spezzina faceva uscire da cinque anni a questa parte.

Dunque per la serie "questo-disco-no-che-non-delude,no", "Punk Rock Addio" ha tante belle cose dentro: tutte quelle che ci piacciono dei Manges e anche di più. Infatti, è stato registrato giusto prima del lockdown in quel di Roma con Lorenzo Moretti e Danilo Silvestri, che hanno a che fare anche con i celeberrimi @giudaofficial. E ditemi che non la sentite, la zampa dei Giuda in "Tootsie Rolls". È un disco corto corto, diretto e, appunto, con tutte le cose che ci piacciono dei Manges – che con i Giuda faranno peraltro un paio di date proprio a Roma, la settimana prossima. In questi giorni in giro piove da matti, ed è una buona scusa per portarsi in pari e ascoltare un po' di roba così.

#noreasonmag #noreason #noreasonrecords #noreasonbooking #musicmag #musiceditorial #themanges #punkrockaddio #laskaletta #punkrockveterans
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Puntata numero 60: @newfoundglory

Forse non c'è un gruppo che rappresenta meglio un momento, un target e un'etichetta come i New Found Glory. Vent'anni dopo quel disco self-titled che aveva dentro tutti, ma proprio tutti i New Found Glory, forse si può davvero dire che è stata una band che andava bene in quel momento, ma solo solo per quel target e ssssolo per quel momento. Perché poi alla fine siamo un po' tutti andati oltre e diciamolo pure che è andata bene così.

L'ho rimesso su lavando i pavimenti, "New Found Glory". C'erano pezzi che non ascoltavo letteralmente da quindici anni e ho pensato a un sacco di cose. La più frequente, che erano pezzi invecchiati davvero male, e così anacronistici da essere fastidiosi – ma di nuovo: erano figli del loro tempo e sono rimasti lì, le persone invece grazieaddio hanno continuato a evolversi. Sarebbe un po' come criticare @americanpie, e io non me la sento di criticare "American Pie".

I New Found Glory erano "American Pie", erano Hit or Miss, ma anche "la canzone per le ragazze stupide che credono che tutti i ragazzi pensino solo a loro". E non so bene di chi fosse la colpa del sistema, ma il sistema era quello lì. E come quel sistema, anche questo disco dura troppo perché tu ne esca illeso. Insomma, essere consapevoli di quello che ci sta attorno è davvero una gran cosa, ma soprattutto è un gran bisogno. Nessuno dice di non ascoltare i New Found Glory, ma vi sfido a non alzare il sopracciglio quando lo fate.

#noreasonmag #noreason #noreasonrecords #noreasonbooking #musicmag #musiceditorial #newfoundglory #drivethrurecords #hitormiss #dressedtokill #betteroffdead
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Puntata numero 59: @afireinside

Con questo post sono certa di far sentire vecchie alcune persone – più di quanto non lo abbiano fatto gli ultimi post nostalgia. Nel 2000 avevo appena iniziato il liceo, e prima del liceo non avevo mai studiato l'inglese. Quando uscì questo disco, ricordai di aver confuso "drowning" con "drawing" e di aver pensato quindi "mbeh, l'arte del disegno, capirai, che vorranno dire?". Ricordo anche però che gli AFI furono una serie di cose, tutte significative, per quel periodo.

Perché erano sia veloci sia intensi, ti potevano ricordare i @_pennywise ma erano onestamente ispirati da tante cose molto velocine, ti potevano ricordare band hardcore ma avevano una voce nettamente diversa e proprio non convenzionale per il punk di quei tempi. Tante cose, insomma, che fecero la differenza grossa in un momento in cui c'era parecchio terreno fertile per farla, la differenza.

Le cose che sono venute dopo, compresi @mychemicalromance, Aiden e alcune varie zozzerie, quelle cose hanno pescato a mani ricchissime dagli AFI – o quantomeno si sono trovate la strada spianata grazie agli AFI. Anche, se non soprattutto, per l'estetica che avevano sdoganato. Che se la gente ha iniziato a vestirsi abbondantemente di nero e a farsi i ciuffi quando questa cosa era socialmente accettabile è stato molto più per gli AFI che non per gente come gli @alkaline_trio (i ciuffi, decisamente). E quindi daje de Days of the Phoenix, che probabilmente è la vera ragione di una carriera molto lunga.

#noreasonmag #noreason #noreasonrecords #noreasonbooking #musicmag #musiceditorial #afi #afireinside #theartofdrowning #singthesorrow
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Puntata numero 58: "La vita vince sempre"

Una bella sera di agosto parte della combriccola di NoReason ha fatto una gita in un posto bellissimo. Il posto bellissimo era l'@edonebergamo e l'occasione era un bel concerto, uno dei primi che stiamo vedendo seduti, con distanziamento e tutte quelle cose lì. La serata è andata bene, si è presa confidenza con la nuova normalità, e poi a un certo punto è successo che in due siamo dovuti andare in quel posto là. Ma quando siamo tornati poi è successa un'altra cosa bellissima: che tutti e due avevamo scattato la stessa identica foto – quella che giustamente è diventata la copertina di oggi.

A giudicare dalla foto si direbbe che “la vita vince sempre”, per citar Jurassic Park e molto probabilmente anche qualche movimento di fanatici cattolici. Ma se ci pensate, alla fine, i rami di una pianta che si fanno largo dove possono sono una roba che ci riporta a pensare a chi siamo, a dove viviamo e a quello che fa il bello e il cattivo tempo.

E pochi giorni dopo è successo che molti di noi siano andati a vedere TENET, e con ogni possibilità si è trattata della prima volta al cinema dopo tanto, tantissimo tempo. Così nulla, se ci pensate, alla fine, stiamo facendo un sacco di cose per la seconda prima volta: vedere un concerto, andare al cinema, andare in vacanza – sempre con tutte le cautele del caso. Ma la natura è sempre lì, e il tempo non torna indietro, ma così come noi non siamo mai gli stessi, non lo è neanche il mondo che ci circonda. Le cose si muovono e noi dobbiamo reimparare a reimpararci tutti i giorni. È cruciale, o verremo reimparati da qualche algoritmo.

#noreasonmag #noreason #noreasonrecords #noreasonbooking #musicmag #musiceditorial #jurassicpark #edone #tenet #algoritmo
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Puntata numero 57: @jawbreakerband

Siamo andati in vacanza anche noi del Mag, e siamo tornati coi micini in copertina, se non altro per attirarvi. Che maestri del like facile, eh! Ma a guardarlo bene, questo micino qui, è un po' più famoso degli altri. Perché è quello di "Unfun", un disco che compie 30 anni oggi. Sì, forse abbiamo un po' stressato con gli anniversari e noi stiamo diventando un po' troppo nostalgici – col ditino alzato direte che di sicuro questa cosa non fa bene al progresso, e avete ragione – ma si può per caso soprassedere sul ricordare un disco come questo? Ecco, credevamo bene.

Per dare le coordinate, nel 1990 non era ancora uscita un sacco di roba che diamo per scontata per capire le cose che ascoltiamo oggi. C'era il grunge che spuntava da un lato e c'era il post hardcore che imperversava dall'altro. Chi di noi esisteva, magari non se lo ricorda neanche, il 1990 – magari solo una serie di fatti che echeggiano nella nostra memoria, un po' confuse. Blake invece già c'era, e soprattutto c'erano i Jawbreaker, che con "Unfun" debuttavano nel mondo dei dischini, e osavano peraltro aprire con una perla che si chiama "Want". Quella "Want" lì, una delle canzoni più iconiche di sempre del genere – secondo le nostre personalissime, eh, ma forse in questo caso ci si può davvero sbilanciare. E poi tutta una serie di tracce che ve le raccomandiamo sinceramente. Nulla, quindi se May 4th è il Jawbreaker day, diciamo che oggi è l'onomastico. E ri-nulla, sarebbe molto bello se per festeggiare questi trent'anni (e oltre) di carriera ci facessero uscire questo quinto album di cui ormai si sente vociare da un po'. Migliorerebbe notevolmente il 2020, no?

#noreasonmag #noreason #noreasonrecords #noreasonbooking #musicmag #musiceditorial #jawbreaker #unfun #want #1990
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Puntata numero 56: #theweakerthans

Ahh, la piena estate! Le strade in città che si svuotano, le giornate che si accorciano, i temporali che vanno e i temporali che vengono. Sentire ancora i treni, la notte, quando il vento è giusto.

Probabilmente in NoReason abbiamo un debole per i canadesi (no, le figuracce ci ricordano che i #broadwaycalls non sono canadesi, no – e comunque l'avete sentita, la bomba di disco che hanno tirato fuori questi tre dell'OREGON, no?). Fatto sta che nella vita prima o poi arriva quel momento in cui scopri che uno che aveva suonato per qualche anno nei @propagandhi_official alla fine aveva messo in piedi una band che coi Propagandhi non c'entrava proprio niente. Magari hai detto "mah". Magari hai detto "belli i Propagandhi, ma alla fine mi annoiano [amicizie rotte], probabilmente il contrario dei Propagandhi che-ne-so è la musica ambient". Però, quando finisci ad ascoltarli i Weakerthans, ad ascoltarli davvero, ti dici grazie per tutto quello che c'è stato in mezzo e che ti ha portato lì.

Il momento anniversario-tributo-nostalgia di queste settimane continua così, coi vent'anni di "Left and Leaving", uno dei dischi più belli del genere – come lo definiamo? – emo folk rock? Indie pop con ispirazione punk? Adult oriented poetry punk? Non ci sono parole. E insomma, grazie a #johnksamson hai iniziato a capire un sacco di cose nuove, a sentire una poesia davvero sopraffina, a capire la grandezza di qualcosa che arriva dall'altra parte del mondo e ti colpisce con una delicatezza che non avresti mai immaginato di desiderare.

Sentiamolo e risentiamolo, questo disco che ha vent'anni e venti giorni. Perché rimarrà per altri venti, e quaranta, e sessanta... (e tanto il vinile non lo troveremo mai)

#noreasonmag #noreason #noreasonrecords #noreasonbooking #musicmag #musiceditorial #theweakerthans #propagandhi #johnksamson #leftandleaving
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Puntata numero 55 @jimmyeatworld

Pensare che i Jimmy Eat World sono in giro da quasi trent'anni fa un certo effetto. Vero, ormai tutti ascoltiamo band che hanno un'età anagrafica in qualche caso considerevolmente superiore alla nostra, ma sapete, di fatto ci sono quei gruppi che cristallizzi in un momento ben preciso della vita. E per me i Jimmy Eat World, in particolare il video di "The Middle", sono una di quelle band lì.

Si formarono nel 1993 a Mesa, in Ariziona, negli Stati Uniti, e oggi ne parliamo per via di un altro momento nostalgia, cioè i vent'anni dal disco "Singles". Nel 2000 i Jimmy Eat World erano già una band affermata. Insomma, erano già usciti "Clarity" e "Static Prevails", oltre che il self-titled d'esordio del 1994 – che, santo cielo, eccome se si respirava che era il 1994 (hai detto @jawbreakerband?)

Ci avevano messo dentro cose vecchie, che si potevano già definire insolite, per i Jimmy Eat World del 2000, ma che alla fine rappresentavano un buon raccordo tra le prime cose (Carbon Scoring), le influenze di quegli anni lì, tipo Saves the Day (H Model e Christmas Card), e soprattutto col meraviglioso "Bleed American" – che dopo storie di disagio circa l'attentato dell'11 settembre era diventato "Jimmy Eat World", e adesso possiamo nuovamente chiamare "Bleed American".

Insomma, siamo contenti che ci abbiano recapitato What Would I Say to You Now sana e salva. Cristallizziamo anche quella, che poi, l'avete sentito, voi, "Surviving"?

#noreasonmag #noreason #noreasonbooking #noreasonrecords #musicmagazine #musiceditorial #jimmyeatworld #singles
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Puntata numero 54: @rancid part II

C'è un certo senso di libertà nel riascoltare un disco che non sentivi da un sacco di tempo. Ancora di più, quando si tratta di dischi che non ti ricordavi così memorabili. La puntata di oggi lo butta via abbastanza presto, l'argomento, e a sorpresa, ma alla fine anche no, è il secondo tributo che facciamo ai Rancid nel #noreasonmag. Non l'avremmo mai detto, ma al netto dei grandi assenti di cui non abbiamo ancora parlato, e sono tanti, dai Rancid è senz'altro iniziata l'avventura punk rock di tanti di noi.

Le creste, il chiodo, quei graffi in pieno stile punk californiano con però momenti in levare intrisi di rock'n roll, velocità e sing-along. "Let's Go" era una cosa. "...And Out Come the Wolves" una cosa con la C maiuscola. "Life Won't Wait" un'altra cosa ancora. E "Rancid [2000]", che si distingue dal self-titled [1993], significa tante cose per i Rancid – tra queste un ritorno per certi versi importante a cose più tirate e influenze anche verso l'hardcore, ma soprattutto il primo disco su Hellcat Records. Che poesia.

Quello che succede quando penso ai Rancid è che sottovaluto sempre la loro influenza. Li do un po' per scontati. Tanto che quando in #noreason abbiamo ricordato che il 1 agosto di vent'anni fa stava uscendo quel self-titled lì, non mi ricordavo cosa ci fosse dentro. Ma rimettendolo su, subito, me lo ricordavo bene – eccome se me lo ricordavo. Quindi "correction, we need no direction": riascoltiamocelo tutti, Rancid [2000], questo fine settimana. E auguri!

#noreasonmag #noreasonbooking #noreasonrecord #musicmag #musiceditorial #rancid #rancid2000 #andoutcomethewolves #hellcatrecords
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Puntata numero 53: #worstradunoever

Oggi ho sentito una frase bellissima: che qualcosa per noi può essere una medicina oppure una vitamina. E che cos'è, la musica, se non l'antidoto per tanti dissapori e allo stesso tempo la linfa per ritrovare la carica? Perché cerchiamo qualcosa, perché ce ne vogliamo cibare o ce ne vogliamo prendere cura?

Lo scorso sabato c'è stato il Worst Raduno Ever, che per molti (tutti?) è stato il primo concerto dopo il lockdown. Un segnale eccezionale per Bergamo, la città che la pandemia l'ha colpita più di tutti. Era un evento con l'organizzazione del @punkrockraduno, a ingresso gratuito ma su prenotazione – questo per garantire un numero massimo e il giusto distanziamento fisico tra le persone – e concerti sia in acustico, sia in elettrico. I concerti in acustico si potevano vedere tranquillamente seduti ai tavoloni di @edonebergamo, mentre per il palco elettrico era stato studiato un (tutto sommato) efficace sistema di quadratoni in cui stare, un po' come quel gioco che si faceva da bambini (mondo?), però stando fermi.

E diciamolo, che qualche abbraccio di soppiatto alla fine c'è stato. Ma soprattutto c'è stata l'emozione che stavamo tornando a fare qualcosa che abbiamo sempre dato per scontato. La parte migliore? Aver condiviso tutto con persone che non vedevamo da mesi, e averlo potuto fare anche a distanza, grazie a un live stream fantastico della situa che è arrivato in Germania, Inghilterra, Canada e oltre.

Medicina o vitamina che sia, della musica noi ne abbiamo bisogno. E allora riprendiamo a viverla!

Pic di @brownbarcella e grafiche strepitose di @thirteen_she

#noreason #noreasonmag #noreasonbooking #noreasonrecords #nrmag #worstradunoever #punkrockraduno
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Puntata numero 52: @lillingtonsofficial

A meno che non si tratti di un hackeraggio, come è successo 24 ore fa a gente tipo Elon Musk e Barack Obama, il messaggio che leggiamo nella copertina della puntata #52 sta a metà tra una notizia e la fine di un'epoca. Kody annuncia che per i Lillingtons non è più cosa ed è un cerchio che si chiude.

Svolta ombrosa, rapimenti alieni e attacchi russi (profetici), si tratta davvero di un gruppo che ha fatto innamorare del pop-punk gente che credeva che in Wyoming (e nell'universo) non ci fosse nulla – costantemente e a più riprese. Si tratta della band che ha fatto di "Lillington High" un inno e di tanti altri pezzi delle bombe che vanno ben oltre il Ramonescore - la band che semplicemente ha inciso "Death By Television", il disco perfetto, il disco che anche Fat Mike ha definito il miglior album pop-punk di sempre.

La puntata #52 di questo Mag voleva chiudere a suo modo un cerchio, quello che indica le settimane di vita di questo piccolo progetto – dalla fase embrionale del "facciamo qualcosa random per arricchire NoReason" al banale sfogo personale di settimana in settimana, quando la Terra era più o meno in questa posizione qua, nel 2019. E quando di cerchi se ne chiudono, va a finire che se ne riaprono degli altri – un po' come la teoria degli universi a bolla dell'ultimo Stephen Hawking, secondo cui il nostro universo potrebbe essere uno tra infinite possibili bolle. Ma, come sempre nei Mag, sapete che mi sto perdendo in cose che non so spiegarmi nè spiegare.

Tutto però serve ad allargare gli orizzonti: una band che c'è e una che smette di esserci, un progetto che nasce e uno che prosegue. Vedremo insieme qual è l'universo migliore e quale sarà il prossimo cerchio; col Mag lo faremo insieme dalla puntata #53, magari con un vestito diverso, però finché il sole splenderà e finché ci sarà un nuovo giorno.

#noreasonmag #noreason #noreasonbooking #noreasonrecords #nrmag #musiceditorial #lillingtons #deathbytelevision
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Puntata numero 51: @descendents

Avete presente @allontheboard ? Si tratta delle lavagne che si trovano nelle fermate della metropolitana londinese su cui vengono scritte a pennarello le principali informazioni di servizio sulla Tube ma anche, e meno raramente che no, cose che riguardano i fatti del giorno o frasi spiritose con riferimenti vari a ciò che sta succedendo nel mondo. Ho sempre amato il wit degli inglesi, ma soprattutto la voglia di diffonderlo dove possibile – anche attraverso il teatro e la satira, qualcosa che qua a parte casi isolati direi che manca. In questi giorni tra le altre si è vista una board dedicata a Ennio Morricone, in cui viene raccontata la sua carriera attraverso un sacco di titoli dei film per cui aveva realizzato la colonna sonora. Un punto di riferimento che non ci sarà più, ma che è stato un faro e un vanto per decenni.

Ecco, mi piacerebbe fare la stessa cosa per i Descendents – una sorta di papiro per la laurea honoris causa che questa band ha guadagnato nella vita di migliaia di punkrockers – un premio alla carriera come quello che Morricone vinse nel 2007 (un vero Oscar per la miglior composizione originale glielo diedero poi nel 2016 per The Hateful Eight di Tarantino, che lui riteneva inferiore a tanti altri lavori, ma tant'è).

Non ho mai conosciuto nessuno a cui non piacciano i Descendents. E sono oltre quarant'anni che portano avanti una carriera entusiasmante – con pause e ALL e ritorni ma sempre la solita credibilità. Per me sarà la prima estate senza un live dei Descendents da qualche anno a questa parte, ma alla fine è da quel 1985 che dico "I Don't Wanna Grow Up". Un amico li ha visti nel millenovecentonovantanonloso coi blink-182 in apertura. Mondi in cui la metà delle band che ascoltiamo regolarmente non esistevano e se c'erano guai potevamo quasi permetterci di ignorarli. Come le cose che finiscono su #allontheboard, però, anche i Descendents sono un punto di riferimento che continuerà a esserci, un faro e un vanto - si spera - ancora per decenni.

#noreasonmag #nrmag #noreasonbooking #noreasonrecords #musicmagazine #musiceditorial #descendents #enniomorricone #blink182 #allontheboard #idontwannagrowup
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Puntata numero 50: Cambiamenti

Quando si ha la pagina bianca davanti l'obiettivo è scrivere qualcosa di memorabile, il rischio è produrre una ciofeca e la media, invece, è qualcosa che farà riflettere alcuni e passare oltre altri. Inizi un progetto nuovo, hai bisogno di cambiamento. Sei mai stato nel deserto, hai camminato in mezzo ai morti?

Non è tanto questione di recuperare il tempo perduto, quanto di come tirare fuori il meglio dalle situazioni. Cosa staresti facendo in un'estate normale, ma soprattutto cosa stai facendo, ora, che non avresti mai fatto prima? Cerchi di cambiare - per come puoi - quello che puoi, o ti sforzi di mantenere tutto com'era? E cosa vuol dire, concretamente, non cambiare? Verrà il tuo giorno, sai che un giorno sarai tu quello giusto.

Nella vita ti muovi in una certa direzione senza sapere esattamente dove stai andando, ma alla fine è come quella scena di Donnie Darko in cui la sua sorella piccola saltellava nel salotto seguendo e anticipando al tempo stesso la se stessa dell'immediato futuro. Delle volte anziché la pagina bianca sarebbe carino avere i quadretti da poter seguire, o magari sarebbe utile avere i margini, come quelli dei fogli protocollo, se non altro per non andare fuori tema. E poi ti ritrovi che è già passato un anno dalla prima puntata del NoReason Mag, che le cose prendono una forma diversa, ribaltata e naturale allo stesso tempo, quadretti o margini o pagine vuote che siano quelle su cui stai scrivendo. E che ti freghino il sellino della bici un sabato sera d'estate tutto sommato ti strappa pure una mezza risata.

La prossima puntata sarà su Descendents (faccina che ride) o Bad Religion (faccina sorpresa)? Lo scegli tu! Vota con un clic, e poi andiamo insieme nella giusta direzione. #noreasonmag #noreason #noreasonbooking #noreasonrecords #musicmag #musiceditorial #descendents #badreligion
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Puntata numero 49: @mikenoegraf
Per Mike Noegraf non è stato facile tenere la mente lucida durante la quarantena: interrogandosi molto su cosa unisce e cosa invece divide, è riuscito tuttavia ad affrontare la cosa in modo positivo, approfittando della situazione per "tornare alla vita vera" e comunicare meglio coi suoi bambini e con se stesso.

Aveva in programma circa 30 show ed è stata dura cancellarli o rimandarli: la parte più bella di ciò che fa, dice, è potersi esprimere attraverso la musica e tornare ogni volta a casa con il cuore pieno di risate, ricordi e sorrisi. E questa è la prima volta in 8 anni che non ha potuto esibirsi, nei 22 che ha passato con una chitarra in mano. Suonare è un grande antitodo per ansia e depressione per Mike, che tornerà a in giro in Francia da settembre e sta già programmando date con @robmoirmusic, @thisisbrightr e @girlessorphan per il prossimo anno. E noi gli diamo peraltro il benvenuto nel roster NoReason, annunciando con piacere che il suo prossimo disco verrà pubblicato da 3 label europee, tra cui proprio NoReason.

Lo definisce l'album più intimo, che più si avvicina al suo vero sè. Ci sono voluti due anni per scriverlo e ne va molto fiero; in particolare è fiero di non aver mai mollato e di aver seguito le dritte di @yotambenhorin, che gli ha consigliato di continuare a scrivere canzoni "finché sei soddisfatto al 100%". Così ha registrato un po' da Big Dog Recordings ad Anversa con Tim Van Doorn, produttore, e un po' con Phil Park del Bayside studio di Lione. Ne sono usciti 11 pezzi che a suo dire stanno a metà tra "No Time for Seasons" e "Even Panthers Have a Heart". Aspettiamo il primo singolo verso settembre e l'uscita ufficiale per fine anno e ricordiamo assieme a Mike le cose che ci fanno sentire vivi.

#noreason #noreasonmag #noreasonbooking #noreasonrecords #nrmag #mikenoegraf
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